Nel ruggito della moderna civiltà industriale, ci siamo abituati al ronzio delle trapane elettriche e alla penetrazione istantanea di pezzi di lega attraverso il legno.Eppure esiste un universo alternativo, in cui gli artigiani del XVIII secoloNon è solo nostalgia, è una profonda meditazione sul controllo, la maestria tattile,e l'anima stessa del legno.
Immaginatevi una mattina del XVIII secolo: la luce del sole si riversa su una scrivania dove gli artigiani svolgono un ingegnoso arsenale di attrezzi metallici.Invece, la famiglia "Auger" regnò su un regno meccanico basato su maniglie in T, leva e fisica della rotazione che sosteneva intere epoche di maestria dei mobili.Si trattava meno dell'evoluzione degli strumenti che della crescente conversazione dell'umanità con il grano di legno..
Il flauto a spirale del Gimlet guida senza sforzo i riamers; il cuneo a doppio becco del Bradawl spacca le fibre senza distruggerle.E il motore primordiale della Bit Stock rotation dal 1300 ci ricorda che ogni giro a mano era un dialogo tra artigiano e materiale molto prima che esistessero le batterie..
La velocità ha sacrificato l'alfabetizzazione tattile, padroneggiare questi strumenti significa decifrare il linguaggio nascosto del legno, le sue variazioni di durezza, le direzioni dei grani, tutto trasmesso attraverso i palmi.Questo "slow craft" non è solo pratico.E' un ritorno estetico in cui il controllo diventa meditazione.
Questi strumenti non sono pezzi di museo, sono artigianati viventi, quando si scambiano le trivella elettriche con un T-auger usurato dal tempo, si stringono le mani attraverso i secoli.E' una sfida alla cultura dello scarto.Nella nostra epoca, scegliere questo ritmo deliberato è il lusso finale, uno che lascia un'eredità nel legno piuttosto che nelle discariche.